lunedì 20 aprile 2015
giovedì 16 aprile 2015
giovedì 13 novembre 2014
Se questo è un Pappagallo...
(pubblicato su Pet&The City)
I pappagalli sono sempre più presenti nelle nostre case,
anche se animali selvatici la loro spiccata socialità permette l’entrata in una
famiglia eterospecifica. Voglio però sottolineare che non sono animali di “semplice
gestione”. I pappagalli volano e solo arboricoli, per questo va predisposto
l’ambiente casa in maniera adeguata, e non sono certamente animali da gabbia! Una
bella e grande gabbia non è sufficiente. Adottarli pensando siano “più facili”
di un cane o un gatto, è un inganno culturale!
Chi già ci vive assieme
potrà ben testimoniarlo, non gli manca davvero niente per essere considerati
“meravigliosamente complessi”…nemmeno l’uso della parola! Ma questo rende il
viaggio relazionale ancora più entusiasmante.
Alcune caratteristiche
distintive degli Psittaciformi sono l’essere animali selvatici, volatori,
arrampicatori, manipolatori, vocalmente attivi, fortemente sociali ma tendenti
alla monogamia e “distruttori”. Ogni caratteristica è associata a predisposizioni
fisiche e cognitive. Un esempio è il becco osseo con copertura cornea in
continua crescita. Non è un dispetto il mobile del ‘700 rosicchiato, è la loro
modalità per consumare la strato corneo in eccesso e avere sempre un becco
performante adatto alla loro alimentazione.
La loro complessa socialità fa si che una vita
isolata dai conspecifici risulti riduttiva e sbilanciata nel rapporto con noi
umani.
Socialità complessa
prevede anche forme comunicative complesse e fasi dello sviluppo con cure
parentali prolungate. Le metodiche di allevamento dovrebbero considerare che le
fasi di sviluppo di un pullo iniziano in un ambiente poco stimolante, riparato
e ricco di calore da contatto con i genitori e altri pulli per poi immergersi
in un mondo iperstimolante dopo l’involo. Un allevamento a mano totale,
determina spesso problemi di sviluppo psico-fisico dell’animale perché le fasi
sono invertite, molto luminoso e rumoroso con manipolazioni a random e spostamenti
più volte al giorno mentre dopo l’adozione incombono ore (nostre lavorative) di
solitudine con ben poco da fare.
Ma ciò che trovo
fondamentale è comprendere bene il loro status di volatori!
La bellezza del volo non
sta solo negli occhi di chi guarda ma anche nei loro che possono, attraverso
questo metodo di locomozione, riconoscersi, rafforzare la comunicazione, le
capacità psico-motorie e la loro autostima. Tagliare, anche solo parzialmente,
le remiganti per evitare fughe (sotto mentite spoglie protettive per l’animale)
ci da una “tranquillità” che dovremmo perdere se vogliamo convivere con questi
animali.
Non sono di nostra
proprietà (anche se vengono comprati), non scelgono loro di vivere con noi, sono
esseri complessi, e per questi motivi
abbiamo una grande responsabilità quando decidiamo di portarli a casa. Una
scelta che richiede impegno e rispetto.
La convivenza
uomo-pappagallo può far cadere tanti limiti umani se solo ci si lascia
contaminare, come liberarsi dalla ricerca di avere “proprietà”.
L’attrattiva per questi
animali deriva probabilmente anche dalla comune motivazione di raccoglitori, la
forte spinta emozionale nelle cure parentali, la loro capacità nel creare
legami sociali stabili, il continuo “chiacchiericcio”. Ci si può ben
riconoscere in questo…
Il senso di proprietà che
cerchiamo per sentirci bene, determina deterioramenti nella relazione. Nella
relazione tra uomo e pappagallo, i problemi che riscontro maggiormente sono
aggressività data da incomprensioni e forzature; incapacità di un animale di
riconoscere in sé stesso la specie a cui appartiene; la poca autonomia e la
poca fiducia e stima che l’umano ripone nell’animale credendo di dovergli
risolvere ogni problema e facilitandogli la vita in ogni quando e dove. Al
contrario, prendersi cura di un animale vuol dire renderlo autonomo in modo che
possa “cavarsela da solo”, educare significa sviluppare la sua capacità
risolutiva e di adattamento, la sua socialità nelle più disparate situazioni.
Dovremmo porci come
obiettivo quello di creare un sistema famiglia allargato in cui noi insegniamo
e apprendiamo allo stesso tempo da loro, condividendo ambiente, attività,
quotidianità con un occhio eco-etologico, facendoci sorprendere dalle loro
capacità cognitive e comunicative, lasciandoci contaminare in una cultura
relazionale lontana dalla concezione del controllo dell’animale, che non pone
l’uomo al di sopra di tutto ma l’animale umano in mezzo agli altri animali.
venerdì 27 dicembre 2013
"Lettera agli Animali"
(scritta in treno, tratta Firenze-Mestre)
Sono cambiata, cresciuta, ho imparato a elaborare le emozioni grazie a voi, ad aprire le mie finestre mentali, a vivere con immensa gratitudine ogni minima sfacettatura. Vedo gli scintillii nelle persone, nella Natura e posso essere me stessa, navigare a vista nel qui e ora, improvvisare ed essere folle per la visione di libertà che mi avete dato.
Perciò ora mi inchino e tolgo il mio cilindro rosso in un gesto plateale di riconoscenza.
Ci penso da un po'. Non è più una questione di avere, comprare, possedere.
E' una questione di vivere.
Non ho bisogno di voi, ma sono attratta da tutte le vostre sfacettature di vita, costruttive e distruttive. Non voglio che mi amiate, che mi temiate, non sono interessata a essere speciale per voi a tutti i costi, non voglio che mi teniate compagnia. E' certamente una gratifica emotiva quando succede ma non è indispensabile. Adoro osservarvi, scrutarvi da vicino ma tutto ciò che mi concederete sarà abbastanza perchè sono affascinata anche dalla vostra distanza e dalle nostre similitudini nel guardare senza intenzioni, solo per studiare i movimenti di chi vi sta vicino. Non mi piace toccarvi, stringervi, urlarvi nelle orecchie quanto siete cariniii, quando voi non lo volete.
Quando sono un interlocutore accidentale è sempre una sorpresa perchè non è scontato che abbiate voglia di comunicare con me, avete ben altro di cui occuparvi!
Non provo pietà per voi, sono toccata emotivamente dal dolore umano e animale in egual misura perchè è della stessa "consistenza", empaticamente lo comprendo e, quando sarete sofferenti, vi aiuterò per ridarvi la vostra indipendenza ben consapevole che non siete affatto sprovveduti e che le vostre strategie di adattamento e sopravvivenza sono innumerevoli, affascinanti e migliori delle mie! Come potrei pensare di dovervi "salvare a vita" solo per aver avuto una volta, un problema?! Come potrei pensare di essere migliore di voi?
Non cercherò di colmare i miei vuoti offendendo la vostra natura soggettiva.
Sono cambiata, cresciuta, ho imparato a elaborare le emozioni grazie a voi, ad aprire le mie finestre mentali, a vivere con immensa gratitudine ogni minima sfacettatura. Vedo gli scintillii nelle persone, nella Natura e posso essere me stessa, navigare a vista nel qui e ora, improvvisare ed essere folle per la visione di libertà che mi avete dato.
Grazie a Jack, mio primo convivente e grazie a Jama, il riempitore di anime. Grazie a Massimino, il primo che mi ha guardata negli occhi, a Jimpy per avermi fatto conoscere cos'è il morso di pappagallo, a Lorito, Catarina, Pepi, Leo, Camilla, Lucilla, Laura, Iris, Bia, Mila, Sofia, ..., Brutus, Strega, Hope, Ostro, Bimbo, Achille per le visioni a bocca aperta con il naso all'insù, ..., a Betty, Nau, Robin, King, Vito, Otto, Tigerone..., Mork, Marylin, Joe, Augusto, Bruce, Diego, Alex, Biba, Marley, Pasquale, Gaia per i continui insegnamenti, ..., a Cra Cra, cornacchia romana, a Lola, Summer, Kiki bird, Phebe, Fuego, Jackie, Lilly che mi hanno accompagnata sull'altopiano del Colorado. Grazie a Gigi per l'energico contatto. Grazie a Mr. Magoo per aver scaldato "certe notti", a Martin, Priscilla, Canadà...voi oche che chiacchieravate già nell'uovo...e quanti dovrei nominare, non riesco ad avere un preferito.
Sgrano gli occhi, mi stupisco, sorrido, imparo con ciascuno di voi.
Penso spesso a ciascuno di voi.
Perciò ora mi inchino e tolgo il mio cilindro rosso in un gesto plateale di riconoscenza.
Chapeau!
Grazie per questi fantastici nove anni.
Continuate a gironzolare attorno a me!
lunedì 22 luglio 2013
Inconsciamente?
Tratto dal Messaggero del Veneto:
Il dispiacere di un momento tale è fuori dubbio, mi ha lasciato stupita come tra le righe il giornalista dia la sensazione di tifare per la "liberazione". Segno che i tempi stanno cambiando? Segno che la sensibilità verso la casa-gabbia dei pappagalli possa essere rivisitata e modificata dando mappe cognitive anche dell'ambiente esterno? Speriamo! Con ogni probabilità si avrebbero anche meno soggetti dispersi...
UDINE. «Povero Checco» ripeteva quando era in gabbia. E poi, giovedì
scorso, il pappagallo del Biffi di via Poscolle, vero e proprio
beniamino dei piccoli clienti del locale e conosciuto in tutto il
quartiere, è riuscito a volare via, a volare alto sui palazzi del centro
storico.
E’ sparito in pochi istanti con Diego Giordano, il
titolare del ristorante, che correva lungo la strada nel vano tentativo
di raggiungerlo. Venerdì è stato avvistato ai giardini del Torso, ma poi
è svanito di nuovo. E così ora è “caccia al pappagallo”. C’è una lauta
ricompensa per la persona che lo dovesse ritrovare e riportare a “casa”.
Non dovrebbe essere difficile avvicinare Checco, basta fargli vedere
alcune noccioline.
«Giovedì sul tardi - racconta lo stesso
Giordano -, quando il locale era chiuso, stavamo mettendo in ordine e
pulendo la sua gabbia. Così lui, un esemplare della razza (specie!) amazzone a
fronte gialla, per un po’ è rimasto libero di svolazzare per salette. Di
solito, per evitare che scappi - prosegue - sistemiamo un paravento
davanti alle porte. Purtroppo, però, giovedì sera quella protezione non
c’era».
Checco, la mascotte del Biffi, se n’è accorto subito e ne
ha approfittato. Ha infilato la porta ed è volato via verso l’agognata
libertà. Una libertà che, però, potrebbe anche causargli qualche
problema, come sottolinea il proprietario: «I pappagalli - afferma
ancora Giordano - hanno bisogno di compagnia, amano stare in mezzo alla
gente o comunque sempre a contatto con il loro padrone. Altrimenti,
rischiano di ammalarsi di solitudine, per così dire. Non solo: si cibano
di frutta e verdura cruda, di semi di girasole e sono ghiotti di
arachidi. Insomma, di alimenti che non si trovano così facilmente in
giro per la città. Senza contare che i pappagalli sono animali protetti e
per la detenzione sono richieste particolari autorizzazioni».
Il dispiacere di un momento tale è fuori dubbio, mi ha lasciato stupita come tra le righe il giornalista dia la sensazione di tifare per la "liberazione". Segno che i tempi stanno cambiando? Segno che la sensibilità verso la casa-gabbia dei pappagalli possa essere rivisitata e modificata dando mappe cognitive anche dell'ambiente esterno? Speriamo! Con ogni probabilità si avrebbero anche meno soggetti dispersi...
giovedì 23 maggio 2013
"Dichiarazione di Consapevolezza"
http://io9.com/5937356/prominent-scientists-sign-declaration-that-animals-have-conscious-awareness-just-like-us
Un gruppo di signori, scienziati cognitivi, neurofarmacologi, neurofisiologi, neuroanatomisti e neuroscienziati computazionali, hanno firmato la Declaration of Consciousness, tra questi Christof Koch, David Edelman, Edward Boyden, Philip Low, Irene Pepperberg con la presenza di Stephen Hawkins.
I passaggi delle osservazioni descritte nella dichiarazione:
• Il campo della ricerca sulla coscienza è in rapida evoluzione. Sono state sviluppate abbondanti nuove tecniche e strategie di ricerca sugli animali umani e non-umani. Di conseguenza, si sta rendendo sempre più facilmente disponibile una maggiore quantità di dati, e ciò richiede una rivalutazione periodica dei preconcetti precedentemente detenuti in questo settore. Studi di animali non-umani hanno dimostrato che omologhi circuiti cerebrali correlati all'esperienza cosciente e alla percezione possono essere selettivamente facilitati e interrotti per valutare se sono in realtà necessari a tali esperienze. Inoltre, negli esseri umani, sono facilmente disponibili nuove tecniche non invasive per rilevare i termini di correlazione della coscienza.
• I substrati neurali delle emozioni sembrano non essere limitati alle strutture corticali. In realtà, le reti neurali subcorticali stimolate durante gli stati affettivi negli esseri umani sono di cruciale importanza per la generazione di comportamenti emotivi anche negli animali. La stimolazione artificiale delle stesse regioni cerebrali genera un comportamento corrispondente e stati emotivi sia negli umani sia negli animali non-umani. Ovunque nel cervello in animali non-umani uno evochi comportamenti emotivi istintivi, molti dei comportamenti che ne derivano sono coerenti con stati emotivi sperimentati, compresi gli stati interni del premiare e del punire. Una stimolazione cerebrale profonda di questi sistemi negli umani può generare stati affettivi simili. I sistemi connessi con l’affetto sono concentrati nelle regioni subcorticali dove abbondano omologie neurali. I giovani animali umani e non umani senza neocorteccia conservano queste funzioni cervello-mente. Inoltre, i circuiti neurali che sostengono gli stati comportamentali/elettrofisiologici dell’attenzione, del sonno e del processo decisionale sembrano essere comparsi nella fase iniziale dell’evoluzione così come la radiazione degli invertebrati, evidente negli insetti e nei molluschi cefalopodi (ad esempio, il polpo).
• Gli uccelli sembrano offrire, nel loro comportamento, nella loro neurofisiologia e nella loro neuroanatomia, un caso eclatante di evoluzione parallela della coscienza. La prova dei livelli di coscienza analoghi a quelli umani è stata osservata in modo più evidente nei pappagalli africani grigi. Reti emotive mammifere e aviarie e microcircuiti cognitivi sembrano essere di gran lunga più omologhi di quanto si pensasse in precedenza. Inoltre, si è scoperto che alcune specie di uccelli mostrano modelli neurali del sonno simili a quelli dei mammiferi, incluso il sonno REM e, come dimostrato nel diamante mandarino, modelli neurofisiologici che precedentemente si pensava richiedessero una neocorteccia mammifera.
In particolare le gazze
hanno dimostrato presentare eclatanti analogie con umani, grandi
scimmie, delfini e elefanti in studi di auto-riconoscimento allo
specchio.
• Negli esseri umani, l'effetto di certi allucinogeni sembra essere associato ad una interruzione del processo corticale di tipo feedforward e feedback. Interventi farmacologici in animali non-umani con preparati noti per influenzare il comportamento cosciente negli esseri umani possono portare a turbamenti nel comportamento simili negli animali non-umani. Negli esseri umani, ci sono prove che indicano che la coscienza è correlata all'attività corticale, che tuttavia non esclude un possibile contributo del processo di elaborazione subcorticale o pre-corticale, come nella consapevolezza visiva. La dimostrazione che le emozioni negli uomini e negli animali derivano da reti cerebrali subcorticali omologhe fornisce la prova convincente della condivisione a livello evolutivo dei qualia (aspetti qualitativi delle esperienze coscienti) delle emozioni e affetti primari.
(traduzione a cura della redazione di coscienza.org - Erica Dellago)
Che dire a questo punto? Si può pensare di "costruire" o "definire" un comportamento considerando solo l'associazione con antecedenti e conseguenze suggerito dalla visione ambientalista dei behavioristi? Se il comportamento fosse solo un frutto associativo, tra esso stesso e la conseguenza che segue, l'animale non avrebbe molto margine decisionale, la motivazione dipenderebbe in tutto e per tutto dall'ambiente esterno mentre finalmente la Scienza dice che le emozioni e le elaborazioni mentali influenzano il comportamento. La scienza quindi non dice che la motivazione deriva solo dai rinforzi o dalle punizioni, ma anche dagli "effetti speciali interni" perchè emozionarsi, pensare, elaborare (caratteristica proprio degli animali umani e non-umani) è davvero un effetto speciale!!!
Smettiamo di essere dispensatori di premi e "good boy", mettiamo in connessione emozioni e pensieri e gli animali della nostra vita entreranno davvero in relazione con noi!
venerdì 26 aprile 2013
Ma davvero?! Il taglio delle remiganti ha benefici?!
Il lavoro di un educatore, di un etologo, di un consulente relazionale, di un veterinario dovrebbe portare alla vita di uomini e animali che tenda alla libertà e al rispetto della diversità e ancora mi trovo a leggere articoli in cui si spiega, si articolano i benefici e si avvalora il taglio delle remiganti. Ha benefici? Ma davvero?! Vedo animali che per il taglio delle remiganti perdono autoefficacia sviluppando apatia e paura generalizzata, sviluppano aggressività, sviluppano problematiche di equilibrio e di salute, problematiche di deplumazione e di esposizione positiva al mondo. Non ci posso credere che ancora se ne parli in tal senso. Alcuni negozianti utilizzano questa pratica imbambolando i poco esperti compratori con la sicurezza di avere così animali "docili" e più facilmente gestibile...balle! Altri personaggi, incantatori di serpenti, affrontano l'argomento descrivendo il taglio benefico perchè così il pappagallo potrà vivere ogni luogo esterno... e come può fare senza competenze esperenziali, privandolo dello sviluppo fisico e mentale? senza autoefficacia e autostima? Questo è il luogo per dire quanto sia facile percorrere la strada del taglio, vincere facile è veloce e banale ma di certo non benefico. Diciamo le cose come stanno, è comodo! E' rapido! Ma non è indolore! Pensate all'esperienza, per tagliare serve acchiappare e tenere fermo l'animale. Credo che ognuno debba scegliere la propia via ma ci si può risparmiare di consigliare quella più invasiva decorandola con dei benefici!domenica 25 novembre 2012
Scalpore e coerenza
I delfini fanno decisamente scalpore. Qualche anno fa ho osservato, quando lavoravo presso un parco tematico, animalisti che all'apertura erano pronti con megafoni e striscioni per sensibilizzare alla "liberazione" dei delfini presenti all'interno della struttura zoologica...facendo un passetto oltre l'essere daccordo o meno con questa idea...mentre l'attivista parlava, trascinava il suo prode cane quasi appeso nel suo collarino rosso. L'enfasi era cotanta che l'attenzione verso il fido compagno si era inevitabilmente persa. Il cagnolino cercava di annusare, di guardarsi intorno ma era immerso nella caparbia lotta animalista senza potere decisionale. Questa scena è continuata per più di un'ora, fino a quando i partecipanti alla minifestazione non hanno deciso di prendersi una pausa. Ho pensato al momento che la coerenza è difficile quando ci sono giornalisti e televisioni intorno, il miglior messaggio è vivere in prima persona le proprie convinzioni considerando in primis i bisogni e il benessere di chi ci sta più vicino. I delfini fanno scalpore...alcuni anni dopo mi è successo di sentir parlare di questo argomento, delfini e delfinari, in un negozio di elettronica da persone che portavano il loro handbad-dog, al massimo 500 g, a passeggio sottobraccio, il classico "cane da borsetta".
Ho un'opinione molto ampia riguardo i parchi tematici che trovo in definitiva meglio della maggior parte dei giardini zoologici o parchi faunistici che ho potuto visitare ma basta buttare un occhio in giro per vedere cani trascinati come slittini perchè non vogliono camminare su una determinata pavimentazione o portati a passeggio per non si quale motivo dato che non gli è concesso annusare le meravigliose defecazioni altrui, incontrare altri cani, far pipì per dire la loro! Trovo bello avere opinioni, trovo meno comprensibile l'estremismo anche perchè, io per prima, vivo con animali originari di ambienti ben diversi da una casa! Tutti gli animali nei parchi non sono li per scelta loro ma qualcuno di voi ha mai chiesto al proprio animale se voleva venire e pernottare proprio a casa vostra???lunedì 19 novembre 2012
Quando un pappagallo diventa aggressivo
ARTICOLO
PUBBLICATO SU www.bauboys.tv:
GIUGNO
2012
“QUANDO UN PAPPAGALLO DIVENTA
AGGRESSIVO”
venerdì 19 ottobre 2012
C'era una volta un pullus...
Partiamo
dal principio, dal c'era una volta... un pullus
alimentato dalla mano dell’uomo o dal becco dei genitori? Svezzato o no? Ho allevato pulli di
pappagalli, anatroccoli e pulcini, lasciandoli con i genitori una
ventina di giorni, ma anche dall’uovo che schiude in incubatrice e poi mi sono
relazionata con pappagalli giovani cresciuti con i genitori che hanno già una coscienza del mondo, più o
meno sviluppata e un'idea me la sono fatta..
Il
cane, animale sociale e con notevoli cure parentali, nella placenta inizia
l’ontogenesi, la fase esperenziale di ogni cucciolo, nasce con occhi e
orecchie chiusi, ha movimenti reptali nelle prime fasi di vita, senza l’aiuto
della madre nemmeno defeca, dipende completamente da lei e quando cammina, gioca
con i suoi fratelli e si alimenta da solo
è la sua base sicura da cui iniziare l’esplorazione del mondo e a cui tornare,
attraverso la quale acquisire gli auto-controlli e la comunicazione corretta. Esigenze che sempre più spesso vengono rispettate.
I
pappagalli sono una specie aviare, filogeneticamente lontana dai
mammiferi maaa c’è un ma… sono animali sociali, con una comunicazione ricca di sfaccettature, nascono in nidi scuri privi di penne, inetti, senza movimenti complessi e
dipendenti in tutto e per tutto dai genitori. Il tempo che passano all’interno
dell’uovo è già un periodo di stimolazione sensoriale, la temperatura creata
dalla cova, le vocalizzazioni dei genitori e degli altri pulli già nati, i
movimenti dell’uovo indicano che la messa in incubatrice è probabilmente già
una perdita per il futuro pappagallo. Allevando alcune oche cignoidi in
incubatrice, nelle ultime fasi, quando ancora il guscio non era rotto, io
parlavo e qualcuno pigolava all’interno. Già c’era comunicazione e chissà quanta
ne aveva persa senza la cova.
Il cane viene, o dovrebbe essere, adottato circa a 3 mesi di vita, dando la possibilità di attingere il più possibile dalla madre nella fase di socializzazione primaria e già iniziare la secondaria tutorati dalla stessa madre. Le stimolazioni ambientali, innumerevoli da quando si aprono occhi e orecchie, divengono parte della conoscenza, alimento per l'apprendimento.
I pulli passano (a seconda della specie un tempo più o meno lungo) le prime fasi di vita al buio con suoni attutiti ma con molto contatto fisico tra fratelli e genitori che nel nido li nutrono, spostano, vocalizzano, coprono. Pian piano iniziano la scoperta con l’uscita dal nido, dopo l’involo vengono bombardati di stimoli ambientali e incentivati dai genitori a scoprire e a sperimentare, in alcuni casi vengono imbeccati ogni tanto fino a un anno di vita. Al contrario l’incubatrice genera un ambiente spesso luminoso senza nessun contatto e alla schiusa l’ambiente è ancor più luminoso, molto caotico, con rumori forti, senza un riferimento (una "base sicura") e con manipolazioni non naturali (sia che vengano svezzati dall'allevatore sia che si decida di finire di imbeccarli e svezzarli a casa). E spesso in una casa gli umani sono visti solo al mattino presto e la sera senza fare particolari esperienze. Ecco un primo contrasto! Naturalmente vive esperienze ipostimolanti fino all'involo per poi scatenarsi nelle scoperte ambientali e sociali, nel mondo umano iperstimolazione durante le prime fasi di vita e ipostimolazione portati a casa.
Apprezzo moltissimo gli allevatori che lasciano il lavoro genitoriale ai genitori, creando situazioni ambientali idonee per non disturbare i piccoli e poi delle voliere piene di vegetazione dove i giovani possono socializzare e sperimentare.
Scegliere un animale che vive con i genitori almeno i primi 3-4 mesi è doveroso, acquisisce competenze comunicative, sociali, di cura personale non cronicizzata e un equilibrio mentale e caratteriale non indifferente. Mi sono però posta un'altra questione...dopo tre mesi è consapevole della separazione dai genitori, durante le prime settimane è nella fase acuta di sopravvivenza e chiunque da mangiare è ben accetto perciò potrebbe essere più difficile l'ambientamento e la vicinanza dell'uomo...
Un caicco testanera (Pionites melanocephala) allevato dai genitori è con me dal 29 settembre 2012, ora ha 3 mesi e mezzo circa. Dopo tre giorni nella nuova casa ha iniziato a esplorare l'ambiente senza paure e a mangiare dalle mani, dopo una settimana volava alla mano e sulla testa, dopo venti giorni cerca le mani per farsi fare la pulizia del piumaggio sulla testa... non ho dubbi sulla scelta che rifarei.
C'era una volta un pullus...allevato dai genitori introdotto in un mondo umano prontamente stimolante!
Il cane viene, o dovrebbe essere, adottato circa a 3 mesi di vita, dando la possibilità di attingere il più possibile dalla madre nella fase di socializzazione primaria e già iniziare la secondaria tutorati dalla stessa madre. Le stimolazioni ambientali, innumerevoli da quando si aprono occhi e orecchie, divengono parte della conoscenza, alimento per l'apprendimento.
I pulli passano (a seconda della specie un tempo più o meno lungo) le prime fasi di vita al buio con suoni attutiti ma con molto contatto fisico tra fratelli e genitori che nel nido li nutrono, spostano, vocalizzano, coprono. Pian piano iniziano la scoperta con l’uscita dal nido, dopo l’involo vengono bombardati di stimoli ambientali e incentivati dai genitori a scoprire e a sperimentare, in alcuni casi vengono imbeccati ogni tanto fino a un anno di vita. Al contrario l’incubatrice genera un ambiente spesso luminoso senza nessun contatto e alla schiusa l’ambiente è ancor più luminoso, molto caotico, con rumori forti, senza un riferimento (una "base sicura") e con manipolazioni non naturali (sia che vengano svezzati dall'allevatore sia che si decida di finire di imbeccarli e svezzarli a casa). E spesso in una casa gli umani sono visti solo al mattino presto e la sera senza fare particolari esperienze. Ecco un primo contrasto! Naturalmente vive esperienze ipostimolanti fino all'involo per poi scatenarsi nelle scoperte ambientali e sociali, nel mondo umano iperstimolazione durante le prime fasi di vita e ipostimolazione portati a casa.
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| Jama |
Scegliere un animale che vive con i genitori almeno i primi 3-4 mesi è doveroso, acquisisce competenze comunicative, sociali, di cura personale non cronicizzata e un equilibrio mentale e caratteriale non indifferente. Mi sono però posta un'altra questione...dopo tre mesi è consapevole della separazione dai genitori, durante le prime settimane è nella fase acuta di sopravvivenza e chiunque da mangiare è ben accetto perciò potrebbe essere più difficile l'ambientamento e la vicinanza dell'uomo...
Un caicco testanera (Pionites melanocephala) allevato dai genitori è con me dal 29 settembre 2012, ora ha 3 mesi e mezzo circa. Dopo tre giorni nella nuova casa ha iniziato a esplorare l'ambiente senza paure e a mangiare dalle mani, dopo una settimana volava alla mano e sulla testa, dopo venti giorni cerca le mani per farsi fare la pulizia del piumaggio sulla testa... non ho dubbi sulla scelta che rifarei.
C'era una volta un pullus...allevato dai genitori introdotto in un mondo umano prontamente stimolante!
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